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Come si fa una casa editrice: nasce WoM Edizioni

C’è una parola ampiamente bistrattata dai meme online: “resilienza” è il tatuaggio erudito di chi non ne conosce il significato, è la capacità di adattarsi a un cambiamento che prima di tutto dovrebbe coinvolgere chi se ne fa portatore. Esplicitando l’ironia intorno alla parola, “resilienza” è non accorgersi che qualcosa è cambiato e persistere nel proprio universo di credenze, sempre uguale a se stesso. C’è però un ambito che nella secolare tradizione propone nuove prospettive all’interno dell’eterno ritorno. Mi riferisco all’editoria: una grande macchina dai componenti più variegati, tassi di lettura non incoraggianti, leggi immutabili della distribuzione, a metà tra il fascino e la resistenza alla tentazione digitale. In questi tempi difficili per l’intera filiera sembra necessario portare alla luce le spinte di progetti editoriali inediti che si distinguono per particolarità e che chiariscono i meccanismi del fare i libri in piccole realtà.

WoM Edizioni (abbreviazione di Word Of Mouth) è un esempio che propone di «rianimare quella letteratura straniera e italiana dimenticata, fuori catalogo e inedita – contraddistinta dal comico e humor nero», come si legge nella presentazione. La voce di WoM è il regno originario di Parole e Immagini, il culto ironico della nicchia dei lettori e supportato da rituali apocrifi. L’idea è quella di diffondere voci nuove o disperse attraverso tre collane: i neri con titoli di narrativa e saggistica; gli ivory, libri illustrati d’arte e per l’infanzia e i rosa che raccoglierà narrativa erotica. Per capire come nasce e in che modo si svilupperà, la redazione di WoM ha aperto le porte del regno per accogliere un messaggero in avanscoperta.

Mi interessa indagare il pensiero dell’idea di una casa editrice. Come e perché è nata WoM Edizioni?

Al solito, è una lunga storia che dovrebbe cominciare con un «C’era una volta…» e finire con un lupo-mangiabambini sventrato.

Difficile riassumere motivazioni che investono un vizio vitale come quello della lettura e dello studio, che sono il reale motore originale per catapultarsi in un’impresa come l’apertura di una casa editrice, oltre ovviamente ad una cospicua dose di “coraggio” e di eroismo, nel senso in cui questa parola rima con infantile incoscienza: di certo chiunque si ricorda che da bambini ci si lanciava in imprese folli, saltando da fossati e balconi, per il solo fatto di non essere in grado di valutarne i rischi reali, ed anche perché la voglia di lanciarsi nel vuoto era superiore a qualsiasi forma di ragionevolezza. Insomma, è il sogno ricorrente d’ogni buon Giovane Holden, The Catcher in the Rye.

Tuttavia, per quanto le reali motivazioni siano difficilmente raccontabili, per fortuna esiste la fiaba, ovvero i fatti, e in questo senso possiamo dire che WoM Edizioni è nato come la metamorfica crisalide diventata farfalla, di un progetto originario che era WoM.

Quindi in principio era WoM… nato come laboratorio di ricerca sul linguaggio, parecchi anni fa, fin dalla prima adolescenza stirneriana (tra i 15-16 anni, i primi sussulti della coscienza). Poi, nel corso degli anni, WoM ha dato vita ad una rivista in formato cartaceo e digitale e a realizzazioni video-e-audio che in buona parte sono ancora qua e là, disseminati in quell’oceano di dati che è la Rete, pronti ad essere inghiottiti dall’oblio digitale.

Questo laboratorio è stato per noi un metodo di studio, nel senso che ci ha permesso di approfondire e studiare tutti gli aspetti relativi al linguaggio, e quindi relativi a noi stessi, al mondo, alla società, al giornalismo, all’arte, ecc., a tutto in definitiva, dal momento che non vi è nulla che non sia ricoperto dal linguaggio. Però grazie ai WoM, questi studi ci hanno permesso di verificare in concreto le trovate e scoperte derivanti dallo studio stesso, verrebbe da dire sperimentare i risultati delle nostre ricerche, e assicurarci che le teorie poi cozzassero con una qualche forma di realtà e non fossero una delle tante idee iperuraniche che chiunque può avere stando comodamente col naso per aria, stravaccato sul divano. Da questo laboratorio poi, WoM Edizioni è nato come sua escrescenza naturale e così l’αperiodico, quali condensati di tutta l’esperienza di anni, il cui sunto finale, infine, si è risolto nel Comico in quanto unico fondamento metafisico riconosciuto dell’esistenza. Questo è in soldoni, e nella maniera più concisa e riassunta possibile di chi è WoM e quali sono i suoi prodromi. Poi certo bisognerebbe spiegarsi a lungo su cosa sia questo Comico quale deus ex machina dell’intero Regno WoM, ma sarebbe un altro discorso.

Pagina Mark Twain 300 anni di microbi

Nella vostra presentazione si fa riferimento al rapporto tra Immagine e Parola: ogni edizione sarà accompagnata da un apparato iconografico ad hoc e la copertina avrà la caratteristica di avere un foro dal quale spiare il mondo. Com’è nata l’idea del progetto grafico?

Sempre in riferimento a quanto detto precedentemente, il rapporto Immagine e Parola diventa per noi centrale, dal momento che questo rapporto è un fattore fisiologico: che lo si voglia o no (neuroscienze alla mano), il nostro cervello pensa, si pensa e ci pensa per immagini, alle quali le parole si aggrappano come una forma di tensione, come un acrobata in sostanza si afferra alle corde. Da questo deriva anche la nostra assoluta predilezione per la parola di romanzieri e poeti, a discapito della lingua piatta, giornalistica, di chiacchiera quotidiana, che mancando di questa tensione narrativa, di questa acrobatica tendenza all’immagine, non si avvicina affatto all’Immagine e quindi è disprezzabile al massimo grado, perché una parola che non tenta la soglia dell’immagine, è una parola che semplicemente non solletica il pensiero, limitandosi a constatare l’ovvio, come un verbale di polizia, la “realtà primaria”, quella dei sensi e delle amebe, ma non certo quella immaginale della psiche.

Quindi il connubio Immagine-Parola in questo senso è biologicamente inscindibile e fondante per WoM, ragion per cui fin dall’inizio ci si è interessati ai fotomontaggi, alle illustrazioni e alle realizzazioni audio-video, e partiti da questa constatazione si è deciso di sottolineare questo rapporto Parola-Immagine, che spesso permane celato, in maniera quasi programmatica: per cui, da un lato lo sviluppo di un progetto come WoM’s Eye, quale raccolta-pinacoteca immaginaria – e di passaggio naturale omaggio al Museo Immaginario di Malraux, e dall’altro lato, il disegno di prestare anche nelle Edizioni WoM la massima importanza all’Immagine. Questo si può notare in maniera plateale già dalle nostre prime uscite: è il caso non solo dei due titoli appartenenti alla collana degli Ivory (Philip Giordano ed Hokusai), bensì di tutti i nostri libri, compresi quelli di narrativa. Ad esempio, per il romanzo di Mark Twain, 3000 anni tra i microbi, in cui i protagonisti sono Virus e i Batteri, si è deciso di accompagnare il testo con le immagini poetiche, scientificamente-artistiche, di Ernst Haeckel, che permettevano di offrire ad un romanzo come quello di Twain, in cui il gioco immaginativo è già forte, un parallelo che non fosse unicamente illustrativo, ma che permettesse al lettore un’incursione nelle geometriche bellezze ed aggraziate simmetrie della natura microscopica, in maniera tale che l’immagine funga da apripista ad altre visioni e collabori con la parola in maniera interattiva e non semplicemente come sua ancella.

Da qui poi, la scelta del foro in copertina è stata una naturale evoluzione di metodo: già il logo di WoM Edizioni, in un certo modo, se lo si osserva, ha in se una forma ad occhio. Da qui poi sì è costruita una copertina che presenta una struttura estetica importante, e diventa quasi una scatola cinese, in cui i livelli esterno/interno e le alette si intersecano in un gioco di pieghe: infatti le copertine sono stampate fronte e retro di modo che ci si ritrova ad avere due copertine (al prezzo di una!). La prima è quella piuttosto sobria, esterna con autore, titolo, foro, e l’altra è l’immagine stampata nell’interno dell’aletta del piatto di copertina, che si scorge attraverso l’oculo, che tecnicamente è una fustellatura attorno alla “O” del logo WoM, logo che in questo modo si trova integrato alla struttura stessa del libro. Ovviamente, e non sfuggirà certo a nessuno, la dimensione voyeuristica del guardare attraverso un buco, come omaggio, a posteriori, alla Storia dell’Occhio di Bataille e in linea più generale al desiderio che perennemente vive in noi di affacciarsi alla scena primaria, e al testamento duchampiano che è la sua ultima opera Étant donnés: 1. La chute d’eau, 2. Le gaz d’éclairage…, e attraverso lui al Diorama e alla forma cinematografica della visione.

Hokusai Copertina Le Cento Vedute del Monte Fuji

Un’anticipazione delle prime pubblicazioni e di quelle che vedremo durante l’anno?

I primi libri saranno TRE, in uscita tutti l’8 aprile.

Due fanno parte della collana degli Ivory: uno è un capolavoro (e non lo diciamo solo per auto-promozione) di Philip Giordano, il suo primo lavoro, uno di quei libri di cui risulta del tutto inspiegabile l’assenza nel panorama editoriale! Vincitore nel 2010 del Bologna Children’s Book Fair e in seguito pubblicato dieci anni fa in Spagna, ci è da subito sembrato come IL libro che doveva aprire la nostra collana degli Illustrati, quello che meglio di qualunque altro tra quelli già previsti in uscita, doveva essere il primo della collezione, innanzitutto per la forza e la bellezza delle immagini dipinte da Philip Giordano su tavole di legno, e poi per la storia illustrata, quella della Principessa Splendente, tratta dal Taketori Monogatari, leggenda giapponese resa in seguito celebre dallo studio Ghibli col film di animazione di Isao Takahata. Inoltre, per uno di quei piccoli miracoli che il caso riesce a tessere quando lo si tenta, il libro di Philip Giordano è venuto ad incrociarsi con quello di Hokusai, Le Cento Vedute del Monte Fuji, non solo perché entrambi hanno a che fare in qualche modo col Giappone, ma soprattutto perché in entrambi il Monte Fuji ha un’importanza fondamentale. L’opera di Hokusai è il testamento del maestro giapponese che, in tre quaderni – da noi riprodotti integralmente dopo un lavoro di restauro digitale, è un sunto della sua arte e la summa della xilografia giapponese. È un libro che proponiamo al lettore come un invito a prendersi una vacanza dal mondo per entrare in un cinema di visioni, un percorso che può essere iniziato da un punto qualsiasi e proseguito senza soste, in quella ricerca di visioni che Hokusai ha saputo creare, come in una Cappella Sistina portatile. Inoltre, la nostra edizione, oltre ad un’introduzione in cui si è voluto sottolineare soprattutto l’aspetto tecnico e visionario del Maestro Hokusai, è accompagnata da un’agile Appendice che permetterà al lettore di cogliere il significato di parole, luoghi e personaggi giapponesi a cui Hokusai fa riferimento nei titoli delle sue tavole.

Infine, il terzo volume è il primo della collana dei Neri, e si tratta di una delle ultime opere di Mark Twain, 3000 anni tra i microbi, in cui il narratore – trasformato per un esperimento scientifico andato storto in un vibrione del colera – vivrà 3000 anni (microbici) nel mondo dei Virus e dei Batteri, mondo che parodicamente somiglia punto per punto a quello degli uomini, con tutti i suoi vizi e virtù (ma soprattutto i vizi). Capolavoro del padre del romanzo americano, 3000 anni tra i microbi è un libro che chiunque voglia riflettere sulla natura umana e l’universo dovrebbe leggere. Il tutto è ovviamente tinto di quel fine umorismo che caratterizza ogni opera di Twain, e che noi ricerchiamo continuamente. Per quanto riguarda qualche anticipazione sui titoli futuri, possiamo solo dire che il prossimo romanzo in uscita a giugno sarà opera di Rohan O’Grady, una scrittrice canadese amica di Edward Gorey, col quale condivideva anche il gusto e la passione per quella particolare forma di Gothic-Irony che li caratterizza entrambi… Uccidiamo lo zio è titolo fino ad ora inedito in Italia, riscoperto qualche anno fa negli Stati Uniti e poi successo di critica e pubblico anche in Francia e Spagna. Si tratterà del modo in cui due bambini e un puma tentano di sbarazzarsi di uno zio malvagio e assassino, il tutto in un’ambientazione che, cinematograficamente parlando, sta a cavallo tra la prima serie di Twin Peaks di David Lynch e Moonrise Kingdom di Wes Anderson. A fine estate invece – quando il caldo si attenuerà – esordiremo col primo titolo hot “rosa”, di natura erotica, anch’esso inedito in Italia, che nonostante sia stato scritto ormai da più di un secolo continua ad essere scandalosamente attuale per il tema trattato e il modo in cui viene trattato… ma non possiamo per ora anticipare di più.

Quale credete che sia la strategia comunicativa migliore per un editore in tempi particolari come questi?

Difficile rispondere ad una domanda del genere, dal momento che noi stiamo nascendo proprio in un “momento particolare come questo”, e quindi non abbiamo un termine di paragone con i “bei vecchi tempi” in cui si era liberi di sputazzarsi in pubblico senza requie e sbavarsi addosso senza rischiare l’accusa di terrorismo batteriologico!

Inoltre, da questo punto di vista strettamente pubblicitario, non abbiamo creato un piano a tavolino: ovviamente ci sono i canali standard come i comunicati stampa e i lanci di agenzia presso giornali e riviste specializzate, oppure l’utilizzo dei social quali amplificatori di segnale (facebook, instagram, il nostro sito)… ma questi sono strumenti di cui qualunque azienda, che venda calzettoni in lana, macchine elettriche, biberon, vestiti in latex per serate sadomaso o libri come nel nostro caso, si avvale.  

Di certo, WoM rifiuta categoricamente tutte le proposte di Acquisto di Utenti su Instagram o Facebook, rifiuta categoricamente recensioni a pagamento, insomma il principio è rifiutare tutto quanto si avvicini al meccanismo Spettacolare della ri-produzione sociale di merci e puramente merci: per riassumere, se il mondo attuale è un Grande Magazzino dove tutto ciò che viene prodotto è in sé una forma di feticcio-merce, che sia un messaggio o l’oggetto-libro stesso (che ha una sua dimensione innegabile di merce, dal momento che ha un prezzo), tuttavia l’intento di WoM è far sì che questo feticcio contenga in sé un massimo di Parte Maledetta, un plusvalore di senso che travalichi il puro valore e la semplice intenzione commerciale. In questo senso facciamo nostra l’osservazione di Jünger sulla bambola che è merce finché è dietro una vetrina, ma diventa ben altro non appena una bambina la stringe tra le sue braccia. Ecco, l’idea è di accostarsi il più possibile a quella dimensione affettiva dell’abbraccio e allontanarsi dalla vetrina.

Quindi, per riassumere, la strategia comunicativa di WoM è quella di essere coerenti con la totalità di Senso del proprio progetto, senza mai dover piegare questa necessaria coerenza al bisogno prostituito dell’altra.

Mark Twain copertina Tremila anni di microbi

Ad affiancare la casa editrice avete anche L’αperiodico, una rivista online dal taglio incisivo: col tono perentorio di un oracolo raccontate le caratteristiche e le storture della contemporaneità. Come si concilia l’esistenza del periodico con la missione della casa editrice?

Come ormai sarà chiaro, sono due strumenti di una stessa ricerca e piano piano sarà decisamente più chiaro il rapporto che lega l’uno all’altro, mano a mano che i titoli verranno a determinare un profilo sempre più preciso della casa editrice e mano a mano che gli articoli verranno ad amplificare la ricerca che essa sia Politica-Sociale o Artistica. Le due, per WoM, non essendo del resto scindibili, dal momento che qualsiasi aspetto Estetico ha di sé una valenza Etica e la presuppone, mentre il contrario non sempre è vero, si può essere Etici anche senza essere Estetici, ma il contrario è invece impossibile dal momento che determinare una funzione del linguaggio – quindi una funzione Estetica – vuol dire al contempo prendere posizione nei confronti delle assise stesse del reale e dei suoi fondamenti – quindi l’Etica –, e dunque manipolare linguaggio comporta automaticamente una forma di sabotaggio nei confronti del Reale – e soprattutto del racconto che viene fatto del Reale.

E nel racconto del Reale i libri, quindi la Casa Editrice, sono un propagatore di Storie fondamentale (seppur, sfortunatamente riservato in fondo ad una nicchia assai ristretta, quella dei lettori) – ragion per cui scegliere quale libro pubblicare ed anche come pubblicarlo, avere una direzione editoriale, costruendo tassello dopo tassello, chi sta accanto a chi e in che modo, comporta di fatto una presa di posizione nei confronti di altre narrazioni, di altre storie e di altre modalità di mettere in circolazione le storie, ed automaticamente si ritrova a promuovere una determinata Realtà a discapito di altre.

In sostanza, che sia attraverso la voce “oracolare” dell’αperiodico, o attraverso la scelta dei titoli da inserire nel proprio catalogo, la questione è sempre e solo Estetica: si tratta di costruire un tutto coerente (nel limite della follia necessaria, ovviamente), dove l’αperiodico viene a fornire un supporto più diretto e dialogico col pubblico, ma le due entità sono frutto di uno stesso rovello.

Quali sono i requisiti che un libro deve avere per entrare a far parte del vostro progetto editoriale? Quali sono i passaggi che portano alla pubblicazione di un nuovo titolo?

Di fatto ci sono molti autori che dovrebbero entrare in WoM perché sono stati fondamentali per forgiare la natura di chi, in carne ed ossa, dà vita a WoM, autori come Dostoevskij, Dante, Kafka, Musil, Sterne, Nietzsche per limitarsi a loro, dovrebbero essere pubblicati di DIRITTO. Tuttavia, è probabile che non verranno da noi mai pubblicati dal momento che i libri di questi autori esistono in miriadi di edizioni già pubblicate dalle Mastodonti-Case-Editrici con cui non possiamo competere, e sarebbe quindi del tutto deleterio e insensato per noi pubblicarli.
Ma questi nomi in sequela già forse rispondono alla domanda: cosa caratterizza infatti questi autori così diversi ma così necessari? E quindi, cosa deve avere un libro per essere un libro WoM?
L’aspetto fondamentale a cui si è già accennato è il Comico, da intendersi nel senso in cui questo termine viene utilizzato in un saggio di Milan Kundera, L’Art du Roman, dove il Comico è inteso quale elemento fondante della letteratura nella sua forma romanzo. Del resto, il saggio di Milan Kundera risponde a quello di Michail Bachtin che aveva sottolineato questo stesso aspetto con la sua distinzione tra l’Iliade e l’Odissea, ovvero tra il Comico e l’Epico. Bachtin fa poi da ponte anche con un altro degli autori feticcio di WoM che è Rabelais e lo spirito dissacratorio, patafisico, carnevalesco e utopicamente sovversivo della festa, intesa sia come rovescio del mondo, coi suoi asini incoronati e i re nudi, sia nel senso in cui si accennava prima, del plusvalore quale economia delle forze e quindi del Potlach come possibilità di un rapporto tra menti non determinato da un valore quantificabile, in cui il dono diventa l’aspetto fondante dell’esistenza, molto più ricco e gaudente nelle sue proprietà di scambio rispetto alla semplice e monetaria compravendita (ed è anche per rispondere a questa necessità di dono, che le Edizioni WoM propongono in omaggio degli Extra ai propri lettori che acquisteranno i libri WoM direttamente dal sito della casa editrice).

Detto questo, riguardo alla seconda domanda, esiste una cassaforte con i libri WoM già calendarizzati – quantomeno per i prossimi tre anni di pubblicazione – che abbiamo scelto durante più un anno di intense letture in svariate lingue (inglese, francese, spagnolo), ma anche grazie a consigli e suggerimenti provenienti da nostri cari amici e conoscenti che leggono lingue a noi meno conosciute (come tedesco, giapponese, rumeno, polacco, portoghese), o ancora da altri editori e autori stranieri con cui siamo continuamente in contatto. Ci interessiamo molto a quanto viene pubblicato in paesi più o meno lontani e seguiamo con grande interesse l’avventura editoriale di qualche collega più stravagante… ma non aggiungiamo altro, o non varrebbe più la pena interessarsi alla nostra causa.

Per le nuove proposte vi rivolgete ad agenzie letterarie? O preferite scegliere e lavorare internamente gli esordienti?

Per quanto riguarda le nuove proposte, da quando abbiamo ufficializzato l’esistenza di WoM Edizioni – i cui libri, prima della “catastrofe-covid” sarebbero già dovuti uscire ad ottobre 2020, poi i ritardi dovuti alla situazione ci hanno obbligato a rivedere le tempistiche –, non abbiamo comunque dovuto fare granché, dal momento che le proposte già ci arrivano numerose sia da parte di Agenzie Letterarie che di autori esordienti. Ci sono delle proposte interessanti, alcune delle quali sono state già tenute al caldo, nella speranza che possano essere a breve pubblicate. Tuttavia, per il momento, per ovvie ragioni, la pubblicazione di esordienti è prevista solo nel momento in cui il catalogo ci permetterà di avere una spina dorsale abbastanza resistente, e questo anche per rispetto nei confronti dell’esordiante che ci impegneremo a pubblicare e promuovere, di modo che possa trovare una struttura sufficientemente rodata e una casa abbastanza accogliente per metterlo nel giusto valore e non rischiare di bruciargli il lavoro magari di anni.

Una casa editrice, come il nome lo indica, è una “casa” e non sarebbe giusto accogliere qualcuno in una casa in cui non vi è ancora abbastanza mobilia per offrigli sufficiente conforto, o addirittura una casa in cui ancora si stanno rifinendo gli infissi. Ecco, in attesa di aver arredato oltre al salotto ed alla cucina, anche le stanze degli ospiti, teniamo d’occhio tutte le proposte che ci arrivano, archiviamo quelle che ci sembrano in linea con la nostra visione della scrittura, nella speranza di poter a breve dar seguito positivo alla collaborazione.

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