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Un altro tipo di mistero: Una coltre di verde di Eudora Welty

Maestre del racconto è una rubrica che congiunge scrittrici e racconti. Si vedrà come suggestioni racchiuse in poche pagine si coniugano con la vita e la scrittura di queste donne. Non si parla di scrittura di genere – se mai esiste non sono in grado di distinguerla. Qui si giudicano i libri, i racconti, l’importante è la verosimiglianza e la capacità di suscitare un fenomeno lontano e complesso come l’empatia.

In un corso di scrittura creativa c’era una certa preoccupazione. Fu una ragazza a farsi portavoce di una domanda alla quale noi giovani e inesperti o vecchi e superbi credevamo di avere risposta: quanta esperienza di vita ci vuole per scrivere? Quello che avrebbe previsto una risposta articolata si scontrò con la coincidenza, l’autore di cui stavamo parlando: «Flannery O’Connor non ebbe una vita particolarmente movimentata». Certo la risposta poteva essere approfondita in modi e maniere potenzialmente infinite, ma in quel momento bastò questo ad accantonare il nesso tra lo stile di vita di un autore – esso stesso oggetto romanzato – e la fonte della finzione.

Per Eudora Welty e il suo Una coltre di verde, portato in una nuova edizione con racconti inediti da Racconti edizioni (dopo la prima edizione di Editori Riuniti nel 1985), è impossibile parlare della «minima traccia di autobiografia propriamente detta». Così Katherine Anne Porter, autrice dell’introduzione, sente di presentare la raccolta di racconti della Welty. Nata a Jackson nel Mississippi, ha poi frequentato l’Università del Wisconsin e la Columbia a New York per poi tornare a casa, fare qualche lavoretto e dedicarsi alla scrittura. C’è da precisare che la poco leggendaria vita da autrice non le è stata d’impedimento per due cose: scrivere racconti, nonostante una certa titubanza del pubblico di lettori, e passare agevolmente alla forma del romanzo. Per origini e biografia c’è la tentazione di avvicinare la Welty e Flannery O’Connor e si prova una certa titubanza nell’unirle sotto il genere della southern literature. Nella O’Connor la vita ordinaria e i motivi che facevano abbracciare uno stato di peccato assumevano la forma di un mistero che si manifestava con epifanie improvvise e spesso tragiche. In Eudora Welty il sistema di rapporti umani non si caratterizza di nessun mistero, ma lascia dispiegare, in maniera meno criptica, le scelte dei protagonisti. Una coltre di verde è la raccolta ideale per leggere una grande varietà di stili e ritmi di cui l’autrice è in grado di scrivere.

Si susseguono due tipi di racconti che caratterizzano rispettivamente la prima e la seconda parte. Nei racconti dal sapore satirico il ritmo è accelerato da scambi di battute e ipocrisie. Tre signore credono di essere mosse da una seria preoccupazione, dalla responsabilità di rimediare una pecca nel tessuto umano, e organizzano la spedizione di Lily Daw in una casa di cura invece di comprenderne le sue reali esigenze (Lily Daw e le tre signore). L’uomo di pietra è probabilmente il racconto più emblematico di questo primo gruppo perché in un susseguirsi di scambi tra una parrucchiera e la sua cliente, il dialogo diventa lo spettro più ampio della discriminazione e delle meccaniche occulte del pregiudizio. In ogni racconto vagamente ironico si riconosce sempre un retrogusto oscuro che è il lettore a dover elaborare.

Del secondo gruppo fanno parte i racconti che definirei contemplativi perché hanno una peculiarità dalla loro parte: il ritmo rallenta e ogni scena accade e viene descritta in un’intera pagina. La frenesia che aveva caratterizzato i dialoghi viene sostituita da parti riflessive, un’immersione lirica nei pensieri dei protagonisti. Ed è talmente profonda da trapassarli e dare l’impressione di leggere storie di fantasmi. Se volessimo parlare di misteri ritroviamo persone alle prese con la scelta della solitudine, alla deriva in località non specificate.

Il primo incontro con una storia del genere è Un pezzo sul giornale in cui Ruby Fisher attende l’arrivo del compagno e legge sul giornale la notizia dell’assassinio di una sua omonima da parte del marito. Altre volte sono i ricordi ad affiancarsi così insistentemente alla realtà da determinare i destini dei protagonisti. Il racconto che dà il titolo alla raccolta è una lenta discesa nella pazzia che le memorie del passato non fanno che rendere sempre più reale:

Ma la memoria si stringeva facilmente intorno a lei, senza il preludio di un avvertimento o persino della disperazione. Vedeva subitamente, come se un sipario fosse stato strappato via senza tante cerimonie da una piccola scena, la veranda della casa bianca, la strada ombreggiata sul davanti e l’automobile blu sulla quale arrivava suo marito, tornando da lavoro.

(Eudora Welty, Una coltre di verde, traduzione di Isabella Zani e Vincenzo Mantovani, Racconti edizioni, 2017, p.201)

A Eudora Welty basta prendere tipi umani (l’anziana stramba del paese in Clytie, la bambina con uno spiccato senso dell’osservazione in Un ricordo, un rappresentante porta a porta in Morte di un commesso viaggiatore) ed elevare il loro habitat a finzione cercando di cogliere il momento di svolta. Ogni personaggio inaugura una ricerca che potrebbe interrompersi o non finire mai. Ne La chiave marito e moglie perdono il treno e l’avvenimento assumerà diverso significato per entrambi: per uno è la prova dell’incredulità di poter cambiare vita, per  l’altra è la conferma della sua condizione di custode della speranza nella coppia.

Le si leggeva sul viso che era intrepidamente sorpresa, insoddisfatta, in attesa del futuro.

E sapevi che sarebbe stata là seduta a rimuginarvi sopra come rimuginava sulle conversazioni che facevano, a proposito di ogni malinteso, ogni discussione, talvolta persino a proposito di qualche patto che era stato stipulato tra loro: anche a proposito della segreta e legittima distanza che esiste tra un uomo e una donna, la cosa che fa di loro ciò che sono, la loro vita segreta, i loro ricordi del passato, la loro infanzia, i loro sogni. Questa, per Ellie, era l’infelicità.

(Eudora Welty, La chiave, traduzione di Isabella Zani e Vincenzo Mantovani, Racconti edizioni, 2017, p.76)

«Mi ritorna in mente un lettore che scrisse a un editor lamentandosi che non gli piacevano le raccolte di racconti, perché appena si era abituato a una certa atmosfera o sensazione, subito era chiamato a passarne a un’altra» riprendo ancora una volta l’introduzione e questa volta lo faccio per confermare la peculiarità dei racconti di Eudora Welty. Sono da considerare narrazioni complete perché nel giro di poche pagine è nata, si è sviluppata ed è arrivata a conclusione la parte significativa di un’esistenza. La parte fondamentale dei racconti forse sta proprio in questo: rallentare un tempo in particolare per restituire una visione generale, una sorta di parabola santificata solo dall’autore e dai suoi lettori.

9788899767037Titolo: Una oltre di verde

Autore: Eudora Welty

Traduzione: Isabella Zani e Vincenzo Mantovani

Editore: Racconti edizioni

Pagine: 262

Prezzo di copertina:  17 €

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  1. […] i suoi racconti, Oggetti solidi, o anche nomi meno conosciuti, ma necessari qui in italia, come Eudora Welty e la piccola nuova vita donata a James Baldwin con i racconti della maturità di Stamattina […]

  2. […] una delle maestre del racconto giunte quest’anno grazie al  recupero di Racconti edizioni. Una coltre di verde di Eudora Welty ha aggiunto nuovo significato alla southern literature che avevo conosciuto con […]

  3. […] Raccontare la relazione con la terra di origine ha tutta una serie di rischiose implicazioni. È come il racconto di ogni infatuazione quando coinvolge in prima persona chi vuole trasformarla in parole: il rischio è di mettere su un diario senza che il rapporto con la realtà possa essere esteso anche a chi legge. Se c’è una cosa che alcuni scrittori americani sanno fare   o dovrei dire il modo di fare americano   è un metodico esercizio della finzione come diretta influenza della realtà. Quella parte della vita americana che si plasma ed è plasmata dall’ambiente   in un territorio esteso e quindi ad alto grado di variabilità geografica e sociale   è quanto di più spietato e vero si possa identificare, paradossalmente, nelle storie di finzione. Ogni madre terra è diversa: lo dimostrano storie come quelle di Nelle terre di nessuno di Chris Offutt, in cui la vita degli uomini è fatta di isolamento e ritmi naturali; o forse ci sono anche i racconti di Trilobiti di Breece Pancake, percorsi dal desiderio di fuggire dall’isolamento pur sapendo che è l’unica condizione adatta a chi ci è cresciuto; o, ancora, potremmo lasciarci andare alla fitta rete di rapporti, abitudini e pettegolezzi di cui scrive Eudora Welty in Una coltre di verde. […]

  4. […] immobile (traduzione di Vincenzo Mantovani e Isabella Zani) in uscita il 15 novembre. Avendo letto Una coltre di verde mi aspetto una visione a tratti ironica, percorsa da venature spietate, con una conclusione […]

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