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Dal tuo terrazzo si vede casa mia di Elvis Malaj

«Amico, tu sei razzista. Io penso che gli italiani non sono razzisti, ma tu lo sei. Razzismo è brutta cosa»

«Non sono razzista! Sono albanese!»

La narrazione ironica, vagamente pungente e cinica è una questione di ritmo e acume. Elvis Malaj ne dà un valido esempio nella raccolta di racconti appena pubblicata da Racconti edizioni, Dal tuo terrazzo si vede casa mia. La citazione iniziale, per esempio, è un concentrato di fraintendimento che avviene tutto in chi legge. Gli italiani non sono razzisti, a parte quello che sta di fronte all’interlocutore. Peccato che questo risponda – traduzione implicita –  come potrebbe esserlo se è albanese? Chi è stato vittima di razzismo non può essere razzista a sua volta?

Consapevoli di essere potenziali incarnazioni di uno stereotipo, i personaggi di Malaj vivono nell’emarginazione senza condannarsi. Soltanto che l’isolamento autoimposto o anche la felicità all’interno della propria comunità, vengono affrontati come nuova letteratura aperta al mondo. Quando scrivo “nuova” intendo quella nota proveniente da stranieri nel paese di adozione. E in Malaj, che ha intrapreso un apprendistato tra lingua italiana, riviste di racconti (effe) e presentato come primo autore italiano di Racconti edizioni, questo significa immergersi nelle origini conferendogli una nuova lingua, del tutto diversa dal modo di scrivere italiano: indugia sulla sequenza di azioni spezzettate da punti, che raccontano dettagli della routine, si sofferma su poche metafore preferendo l’aderenza alle reali vicende dei suoi protagonisti e asciuga lo stile compensandolo con dialoghi significativi.

Sorge spontanea la domanda di che cosa renda i protagonisti degni di apparire nelle storie. Che cosa rende un personaggio significativo e non una macchietta autoreferenziale? L’unicità della vita interiore e delle sue reazioni al mondo. E i personaggi di Malaj, per quanto ironici, dimostrano un lato nascosto saggiato durante il racconto ma che solo alla fine è svelato. La ragazza nel racconto La vergine Maria deve assicurarsi in tutti i modi di essere rimasta vergine. Solo lei potrà stabilire quale momento speciale è stato effettivamente la prima volta e questo fa nascere la possibilità di un numero infinito di prime volte.

In altri racconti gli oggetti incarnano desideri nascosti o questioni irrisolte che saranno destinate a rimanere tali. Mi riferisco a Il televisoreScarpe e La Carriola, dove la lente ingrandisce un particolare e lo rende emblematico, un simbolo che non si sostituisce ai protagonisti ma si fa espressione di un’inquietudine più profonda. Non c’è un vero e proprio passo avanti nelle storie di Malaj perché si soffermano lungamente su momenti di stallo la cui durata è potenzialmente infinita. La ricerca dell’identità è una discesa catartica alleggerita da una vena ironica che nei dodici racconti esprime tutte le sue potenzialità. Elvis Malaj presenta tutto il talento di un esordiente che ha un tipo di composizione basata sull’ispirazione repentina e sulla semplicità della lingua, ed è in grado di ricongiungere un nuovo punto della vita italiana: la prospettiva straniera completamente integrata che ha una visione più lucida dell’italiano stesso.

elvis malaj-dal tuo terrazzo si vede casa miaTitolo: Dal tuo terrazzo si vede casa mia

Autore: Elvis Malaj

Editore: Racconti edizioni

Anno: 2017

Pagine: 164

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